Assegni all'ex coniuge, focus su separazione e divorzio

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Chi determina l'assegno di mantenimento e quello divorzile? Qual è la legislazione in merito?


risponde Roberta Catalano, docente di Istituzioni di Diritto Privato al Dipartimento di Giurisprudenza dell'Univerisità Vanvitelli

Io e mia moglie siamo in fase di separazione, il vincolo matrimoniale è ancora valido?
In seguito alla separazione personale dei coniugi il vincolo matrimoniale non si scioglie, ma viene sospeso in attesa del divorzio ovvero di una eventuale riconciliazione. Dunque, durante tutto il periodo della separazione, i coniugi rimangono tali e non possono contrarre nuovo matrimonio. L'intervenuta separazione comporta, però, un mutamento ovvero una attenuazione dei reciproci obblighi di fedeltà, di convivenza e di assistenza morale e materiale. In particolare, quest'ultimo obbligo si riduce essenzialmente al dovere di assistenza materiale e si sostanzia nel dovere di corrispondere un assegno di mantenimento al coniuge che dimostri di non disporre di adeguati redditi propri. In ogni caso, l'assegno non è dovuto al coniuge cui sia addebitata la separazione, cioè al coniuge resosi colpevole della violazione dei doveri derivanti dal matrimonio e della conseguente crisi dell'unione.

Chi stabilisce l’assegno di mantenimento?
Se la separazione è consensuale saranno i coniugi a stabilire, tra le altre cose e di comune accordo, l’ammontare dell’importo dovuto a titolo di mantenimento. In questo caso, le condizioni di separazione verranno omologate quando se ne accerti la congruità, soprattutto in relazione all'interesse dei figli. Se invece non v'è accordo, oppure se uno dei coniugi chiede l'addebito della separazione all'altro, sarà il giudice, sentite le parti, a stabilire le condizioni, anche economiche, della separazione stessa. In questo caso, il diritto al versamento dell'assegno di mantenimento verrà riconosciuto alla parte svantaggiata dalla crisi del rapporto, poiché l'assegno ha la funzione di riequilibrare le condizioni economiche dei partner garantendo al coniuge più debole lo stesso tenore di vita di cui godeva durante il matrimonio.
Cosa succede se non ottempero al mantenimento?
Il coniuge obbligato al versamento dell'assegno di mantenimento, se non adempie, può essere sottoposto, su istanza dell'altro, al sequestro dei beni ovvero al pignoramento dei crediti che vanta verso terzi (es., crediti verso il datore di lavoro). Nei casi più rilevanti il coniuge creditore, a tutela del suo diritto, può anche iscrivere ipoteca su uno o più beni immobili del partner inadempiente.

Ho perso il lavoro, posso modificare le condizioni del mantenimento?
Le condizioni economiche della separazione, consensuale o giudiziale, sono sempre modificabili qualora muti il tenore di vita di uno o di entrambi i coniugi. Cosa che può accadere, per esempio, quando uno dei due inizi una convivenza di fatto con altro partner, ovvero quando si verifichino delle significative variazioni delle spese necessarie per il sostentamento della famiglia. Differisce dalla revisione l'adeguamento dell'assegno, che si attua a mezzo della rivalutazione annuale dell'importo dovuto in base alle variazioni degli indici ISTAT. L'adeguamento è dovuto per legge, ma la sua effettiva applicazione è subordinata alla espressa richiesta rivolta dal coniuge percipiente a quello obbligato.

Com’è determinato l’assegno di divorzio?
Il divorzio determina lo scioglimento del vincolo matrimoniale, ma non la totale cessazione dell'obbligo di assistenza materiale, che può continuare a comportare, a carico dell'ex coniuge, l'obbligo di corrispondere all'altro un assegno divorzile. Fino a pochi mesi fa la giurisprudenza determinava l'importo dell'assegno divorzile in base al criterio del tenore di vita della coppia in costanza di matrimonio. Invece, con la sentenza numero 11504 del maggio del 2017, la Corte di Cassazione ha affermato che la concezione patrimonialistica del matrimonio –  alla cui stregua l'unione matrimoniale era intesa come sistemazione definitiva – deve essere superata, per recuperare al matrimonio stesso il suo ruolo di atto di libertà e di autoresponsabilità, nonché la sua essenza di luogo di affetti e di comunione di vita, in quanto tale dissolubile. Pertanto, secondo la Cassazione, l’assegno divorzile non può essere riconosciuto all’ex coniuge che sia economicamente indipendente o che sia in grado di esserlo perché possiede un reddito proprio; dispone di un adeguato patrimonio mobiliare o immobiliare; ha capacità di lavorare (valutata in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro indipendente o autonomo); dispone stabilmente di una abitazione. La Corte di Cassazione, con la sentenza numero 12196 del 2017, ha poi chiarito che quanto affermato, circa l'assegno divorzile, dalla predetta decisione numero 11504 del 2017 non riguarda anche l'assegno di mantenimento del coniuge separato perché la separazione, a differenza del divorzio, non elide, anzi presuppone, la permanenza del vincolo coniugale.
L’assegno divorzile può essere corrisposto mensilmente, o essere liquidato in una sola tranche, il cui importo va definito moltiplicando l’assegno periodico per un coefficiente fisso dipendente dall’età del coniuge beneficiario. Anche al diritto di credito all'assegno di divorzio si applicano le tutele riconosciute  al credito avente ad oggetto l'assegno di mantenimento.

Se mi risposo, ho comunque diritto all’assegno di mantenimento?
No, se si risposa, il coniuge beneficiario dell'assegno divorzile perde il diritto di ottenerlo. La decadenza è automatica, e decorre dal giorno stesso in cui viene celebrato il nuovo matrimonio.
                          

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